Giacomo Mellerio (1777 – 1847) 

mellerioIl conte Giacomo Mellerio nacque a Domodossola il 9 Gennaio 1777, in una casetta modesta nel rione della “Motta”. Educato a Milano e a Siena dai Padri Scolopi, a 18 anni si pose sotto la guida dello zio che gli consentì di viaggiare in diverse località d’Europa. Grazie a questi viaggi, Mellerio ebbe l’opportunità di acquisire una cultura e un’esperienza non comune. Studiò infatti varie lingue, fu artista, compito gentiluomo e acuto amministratore di molti beni dello zio. Non ancora trentenne, appare tra gli uomini più in vista di Milano, dove si sposò con la contessa Elisabetta di Castelbranco e dove servì come amministratore sotto Napoleone I, fino a diventare Gran Cancelliere del Regno Lombardo – Veneto. Nel 1814, dopo la caduta di Napoleone, pose il caduto regno sotto l’amministrazione austriaca. Venne in seguito nominato Ambasciatore del Lombardo Veneto per conto dell’Impero ed in seguito venne nominato Conte dall’imperatore Francesco II. Nel 1819, in aperta polemica contro la malafede imperiale, ritornò da Vienna e si dedicò alla realizzazione di opere filantropiche a favore dei poveri della Brianza, degli indigenti di Milano e a favore della sua terra natale, la Val d’Ossola. Nel 1818 aprì a Domodossola la sua prima scuola secondaria, che cedette a Rosmini e ai suoi Confratelli nel 1837. I padri rosminiani, in segno di gratitudine per le ricche donazioni e in segno di rispetto per l’amicizia tra il conte Giacomo e Antonio Rosmini, vollero ricordarlo e onorarlo affiancando il suo nome a quello del collegio di Domodossola, inaugurato nell’anno scolastico 1874/1875.

Antonio Rosmini (1797 – 1855) 

Antonio_RosminiAntonio Rosmini nacque a Rovereto il 24 Marzo 1797 in una famiglia nobile e agiata. Dopo i primi studi, sotto la guida del tutore don Pietro Orsi, si iscrive alla Facoltà di Teologia dell’Università di Padova, dove segue anche corsi di medicina, agraria, lettere e matematica. Nel 1821 viene ordinato sacerdote, ed inizia un’intensa attività di studio e ricerca. Nel 1826 si trasferisce a Milano, dove incontra diversi intellettuali e nobili dell’epoca e dove stringe amicizia con Alessandro Manzoni. Nel 1828 lascia Milano e raggiunge Domodossola, dove fonda presso il Sacro Monte Calvario l’Istituto Religioso della Carità. E’ sempre a Domodossola che scrive la Costituzione dell’ordine religioso, che verrà approvato nel 1839. Nel 1830 a Roma pubblica le “Massime di perfezione” e il “Nuovo Saggio”, opere nelle quali spiega i fondamenti della sua ascetica e della sua filosofia. Le sue teroie filosofiche, immediatamente abbracciate da diverse università italiane, si diffusero rapidamente in tutte la penisola nonostante alcune opposizioni soprattutto da parte dell’ordine dei Gesuiti. Nel 1848 Rosmini è inviato a Roma da Re Carlo Alberto di Savoia per indurre il papa Pio IX a stringere alleanza a fianco del Regno di Piemonte contro l’Austria – Ungheria.
In questo frangente, Rosmini suggerisce di trattare un concordato leale con la Santa Sede e di gettare le basi per una Confederazione di Stati nella Penisola con a capo il Papa. Fin da subito Pio IX sembra approvare la proposta, tuttavia la situazione internazionale subisce dei profondi cambiamenti che costringono l’abbandono del progetto. Infatti a Torino il primo ministro Casati (sostenitore della proposta federalista del Rosmini) viene assassinato e gli succede Perrone – Pinelli, che era interessato solamente a stipulare un’alleanza militare con la Santa Sede. Vedendo cambiare le carte in tavola, Rosmini decide di rassegnare le dimissioni pur restando a Roma dove pare che Pio IX volesse nominarlo prima Cardinale e poi Segretario di Stato. Dopo l’assassinio del primo ministro pontificio Pellegrino Rossi, lo Stato della Chiesa cade nel caos e il papa è costretto a fuggire da Roma e a rifugiarsi a Gaeta, dove trionfa la linea politica del cardinale Antonelli, che propone di ristabilire l’ordine a Roma e ritirare la Costituzione concessa dal papa grazie all’aiuto delle potenze militari straniere. Rosmini, in disaccordo con questa linea dura, cade in disgrazia ed è costretto a congedarsi dal papa ritirandosi a Stresa. Nel frattempo i suoi avversari riescono a far mettere all’indice due suoi libri: “La Costituzione” e le “Cinque Piaghe della Santa Chiesa”. A Stresa Rosmini trascorre gli ultimi anni circondato dagli amici di sempre, tra i quali si ricordano Gioberti, Mamiani, Ruggero Bonghi e Alessandro Manzoni.
Antonio Rosmini muore a Stresa il 1 Luglio 1855. Per ordine del conte Camillo Benso di Cavour, la notizia del decesso viene comunicata in tutta Europa e venne anche proclamato un giorno di lutto nazionale.